Un foglio di architettura per il Vallo di Diano

Con la creazione di questo foglio il GAV (Gruppo Architetti del Vallo di Diano) intende stabilire un rapporto tra sé e il mondo. Risale al luglio dell’anno scorso la presentazione dell’Associazione Culturale GAV, nella sede della Società Operaia “Torquato Tasso” a Sala Consilina.
Da allora è passato quasi un anno e, nonostante le numerose discussioni, non si è riusciti ancora a trovare un sistema per segnare in qualche modo una presenza riconoscibile di quest’Associazione sul territorio. Nessuno si è ancora accorto di noi. Né, se qualcuno lo ha fatto, si è potuto formare un’idea del nostro ruolo al mondo. È nostra ferma intenzione invertire questa circostanza. Uno dei principali problemi a cui l’Associazione vorrebbe, con la propria esistenza, porre rimedio è rappresentato dal fatto che nel Vallo di Diano non si parla di architettura, almeno non nel senso che riteniamo proficuo, e laddove se ne parla lo si fa all’interno di determinate cerchie, rigidamente confinate. Da questo punto di vista il solo fatto di iniziare a porre questioni che attengano all’architettura e di farlo dal punto di vista degli architetti è a nostro avviso un bene e questo bene è ancora maggiore se si riuscirà tuttavia a parlarne non più solo tra addetti a questa passione. Ecco perché è forse il caso di dotarsi del più banale degli strumenti per darsi una voce, non importa quanto debole, ed ecco perché questo foglio deve essere stampato e distribuito in giro, fuori dalle consuete cerchie. Ecco perché avremo ottenuto un risultato nel momento in cui non saranno solo i nostri colleghi a leggerlo, (dando per scontato, si spera non troppo schiettamente, che almeno loro lo faranno).
Modello_GAV_Paper_00L’architettura non dovrebbe essere un discorso riservato a pochi e per certi versi non lo è, in questo campo in effetti sembra che tutti ne sappiano più degli architetti. Ognuno teorizza, a volte con singolare coerenza, le proprie convinzioni. Noi come gruppo di architetti non vogliamo impedire che ciò continui ad avvenire, anzi, semplicemente dal canto nostro vorremmo partecipare, se consentito, a questo discorso attorno l’architettura, dicendo la nostra. Il fatto stesso che ognuno ritenga di avere diritto ad esprimere le proprie opinioni su tutto ciò che attiene il costruito ed il costruire prova che l’architettura non è uno specialismo tra gli altri e che essa possiede una dimensione sociale imprescindibile che, nel bene e nel male, coinvolge tutti. Le altre discipline tradizionali, possono ugualmente essere oggetto di appassionate discussioni, ma non è detto che tocchino sempre l’esperienza di ognuno. Nel caso dell’architettura è diverso, dal momento che ognuno di noi per esistere deve farlo in uno spazio e che per questo motivo ognuno, parlando di architettura o più in generale dello spazio che lo circonda, sente di parlare di qualcosa che gli appartiene di diritto.
Detto questo, sarà utile anche rendere partecipi i futuri lettori, che un’altra fondamentale caratteristica dell’architettura in sé è rappresentata dal fatto che non è mai possibile, in concreto, pensare l’architettura in modo astratto dal proprio contesto, dallo spazio che la circonda, dal territorio in cui è calata o in cui si progetta di calarla.
Questo rende, forse banale, sottolineare che proprio perché di architettura vogliamo parlare, proprio per questo, vogliamo farlo, non rigidamente ma essenzialmente, in riferimento al Vallo di Diano.
Siamo infatti convinti che questo specifico territorio rappresenti una sorta di “caso studio” davvero interessante, non solo per la bellezza e ricchezza dei suoi “elementi” (storici, architettonici, naturalistici, etc.) ma anche per la sua “scala comprensoriale”, per il fatto stesso che non si può pensare ad esso senza pensare contemporaneamente alle relazioni, ai rapporti tra le parti e tra i paesi che lo compongono.
Il Vallo di Diano è un’eccezione nella nostra provincia e come tale merita di essere studiato. Siamo qui anche per questo. Tornando al nostro foglio, bisogna dire che esso è anche uno degli strumenti che l’Associazione Culturale GAV si è data e che come tale vuole essere a disposizione di qualsiasi associato che ritenga opportuno intervenire con propri contributi, idee, proposte. D’altra parte ponendosi obiettivi che vanno, come visto, al di là della semplice associazione, è utile sottolineare come non sia in nessun modo pensabile che trattandosi di un’associazione di architetti non siano benvenuti interventi e contributi da parte di chiunque, che pur se non architetto, condivida con noi la convinzione che il percorso che ci accingiamo ad intraprendere sia assolutamente necessario.
Infine è il caso di accennare, già a partire dal numero zero e anche solo brevemente, al tema che in qualche modo pensiamo e speriamo costituirà il punto di partenza di una ricerca più approfondita nei prossimi mesi: il binomio ruralità e innovazione. Come pensare cioè ad uno o più modi per restituire un ruolo attuale al patrimonio tradizionale, non solo dei centri storici, diffuso sul nostro territorio e in stato di abbandono se non di avanzato degrado.
È giusto il caso di sottolineare come tale presenza sia considerata nella maggioranza dei casi quasi un ostacolo da aggirare lungo la via del progresso, ritenendo questo tanto più avanzato quanto più brutalmente sostitutivo di una tradizione costruttiva alla quale tutto si può imputare meno che di non essere riconoscibile e sistematica e dalla quale troppo sbrigativamente ci si è voluti affrancare. Tutto ciò mentre negli altri paesi europei si assiste ad una sapiente opera di innovazione fondata sul recupero metodico della tradizione edilizia, pratica architettonica (nella quale dovremmo essere i capofila) in grado di interpretare al meglio il concetto di resilienza inteso come la capacità di ottenere un certo risultato con l’impiego della minor quantità di energia possibile.

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