Nasce il Gruppo Architetti Vallo di Diano. Piattaforma dinamica per condividere idee risorse ed esperienze, promuovere Architettura, Territorio, Cultura...

Manifesto GAV

In queste condizioni gli architetti non sanno più a che santo votarsi. A che cosa potrebbe servire nell’oggi, per esempio in una realtà come Città del Messico che procede in pieno delirio verso i 40 milioni di abitanti, invocare Le Corbusier? Nemmeno il barone Haussmann potrebbe far nulla! I politici, i tecnocrati, gli ingegneri producono ormai questo genere di cose rivolgendosi il meno possibile agli uomini di quell’arte che Hegel poneva al primo posto tra tutte le altre.(F. Guattari – L\'énonciation architecturale in Id., Cartographies schizoanalytiques, Galielée, Paris 1989, trad. it. in «Millepiani», n.7, 1996. p. 25.) In questo pezzo di Sud di un bizzarro Paese in cui la bellezza non è più che una fievole memoria per chi si ostina a conservare almeno i ricordi, un gruppo di architetti ha deciso di impedire la consegna dell’architettura all’archeologia delle professioni. Davvero l’Italia è il paese più ricco di arte al mondo, se può permettersi il turpe sfregio che da decenni perpetua nei confronti delle proprie immeritate eredità, se può permettersi lo sperpero professionale di mettere all’angolo gli architetti dopo averne formati a centinaia di migliaia. Una nobile manciata di discepoli di Vitruvio, in passato, faceva la storia dell’architettura di questo paese, e del mondo, mentre il vero e proprio esercito professionale oggi disponibile non riesce neanche a farfugliare traccia della propria presenza su un territorio alluvionato da deiezioni edilizie. Beffati dallo Stato che li forma, marginalizzati dalle istituzioni, derisi dal cinismo delle parallele professioni, incompresi dai destinatari del proprio sapere, esposti al capriccio del privato liquidante, in genere estremista dell’anarchia estetica, gli architetti disperano di sopravvivere tra occupazioni insignificanti sul piano formale, addirittura prive di contenuto esteriore e lo fanno divisi, in concorrenza, in preda ad autoesaltazione autistica, imparando a strisciare sempre meglio, magari con dignità, mentre ormai tutti gli altri progettano, o almeno credono di farlo. È il momento di alzare la posta, qui, nel Vallo di Diano, a partire da subito. È il momento di ampliare le vedute sul ruolo dell’architetto, sulla funzione sociale della sua formazione, sul carattere pubblico del fare architettura .

È il momento di tornare ad una concezione urbana dell’architettura, capace di andare oltre la miopia del singolo intervento, di mirare allo studio e alla cura della relazione tra le parti, di puntare all\'architettura della città. Non più l’urbanistica quantitativa dei numeri e dei burocrati, ma l’architettura urbana delle qualità, quella delle tipologie edilizie, dei materiali, delle superfici, dei colori e delle proporzioni, quella delle facciate, dei percorsi e delle piazze, fatta di cose concrete non di astrazioni, di estetica e non di parametri. È qui che l’architetto del GAV vuole affermare il suo ruolo pubblico. Vagliare, osservare, discutere e giudicare l’operato altrui. Correttamente, ma senza sconti ed omissioni. Il Vallo di Diano, i suoi comuni e gli enti che vi operano hanno bisogno di un osservatorio. È qui che l’architetto del GAV vuole affermare il suo ruolo critico. Ritornare sul significato della disciplina, farsi comprendere insieme alle proprie ragioni, uscire dagli studi e mostrarsi in giro, porre domande e cercare soluzioni, organizzare tavoli di progettazione, divulgarne i risultati, essere committenti del proprio sapere. È qui che l’architetto del GAV vuole affermare il suo ruolo culturale. Raccogliere le forze, organizzare le debolezze, promuovere virtuose collusioni, tra gli architetti del Vallo di Diano e con chiunque, artigiani, imprese, enti, voglia intraprendere percorsi condivisi, all’insegna del buon progettare e del buon realizzare, a qualsiasi scala. È qui che l’architetto del GAV vuole affermare il suo ruolo progettuale. È anche il momento di condividere le disperazioni, di scambiare le esperienze, di comporre le sapienze, di inventariare le risorse, di confortare le spalle di una categoria disgraziata ma ancora (r)esistente e di fare, banalmente, massa. È quì che l’architetto del GAV deve affermare il suo ruolo solidale. Il GAV è questa dichiarazione di intenti e richiede un po’ del tuo sangue per vivere nei fatti e non solo nelle buone intenzioni. Se sei un architetto del Vallo di Diano vieni nel GAV, c’è molto da fare…

Progetti

Ruralia
RiCrea Sassano
Contemporary architecture in rural spaces
Weekend di Architettura al Borgo Serrone

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